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Marco Meniero

Studi

Occupazione attuale

Altre attività e Hobby

Andreina Ricco


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Dicono delle nostre foto:

“Estremamente suggestive le congiunzioni di pianeti sopra i resti dell'antica Roma: il cielo, sconfinato e maestoso, incombe su ciò che è simbolo della caducità dell'uomo e lo ammonisce a ponderare dimensioni temporali meno effimere, dimensioni spaziali meno anguste. E' un richiamo a confrontarci con la storia dell'Universo e a riconoscerci in essa” (Corrado Lamberti, astronomo e direttore de Le Stelle)


"Luce astrale come pennello fotografico" sembra solo una bella frase, finché non si arriva al cospetto delle foto di Meniero e Ricco, e allora ci si accorge non solo che questo "pennello" esiste, ma anche che Marco e Andreina lo sanno usare bene. Non è però un freddo strumento tecnico, è davvero una finestra aperta ad incontrare emozioni; la tecnica serve, ma senza il cuore è poca cosa! (Paolo Sottocorona, meteorologo e conduttore televisivo – La7)

La fotografia per noi:


Nel nostro “lavoro” abbiamo sempre tenuto conto dei seguenti aspetti: La tecnica che permette di sfruttare al massimo le possibilità della propria strumentazione La creatività che consente, invece, di rivelare l’abilità ed il sentimento personale, nell’atto espressivo
Ci sono avvicinato all’astrofilia quasi per caso quando avevo 16 anni: un mio amico s’iscrisse all’Associazione Astrofili Monti della Tolfa di Civitavecchia e mi chiese di accompagnarlo ad una riunione per vedere diapositive di Giove e di Marte riprese con un C8 arancione. Andai incuriosito alla proiezione e rimasi folgorato come San Paolo sua via di Damasco, quindi iniziai a frequentare il circolo. Mio padre mi comprò a Portaportese un monocolo russo 20X50 per 50.000 lire che legai con dei lacci di cuoio ad un treppiede da pittore, modificato opportunamente; così, con l’aiuto di una guida scritta da Ridpath e da Tirion, studiai il cielo ed imparai le costellazioni. Presi anche l’abitudine di disegnare giornalmente le posizioni dei satelliti medicei su carta millimetrata. All’età di 18 i miei genitori mi regalarono il mio primo telescopio: un Vixen 100RS Super Polaris, era un newton da 10cm f/6 che in Italia non ebbe molta fortuna. A questo punto iniziai a praticare l’astrofotografia. Per imparare le tecniche mi studiavo le didascalie delle foto pubblicate su Orione (divenuto successivamente Nuovo Orione) e seguivo i consigli di amici più esperti di me: Carlo Rossi e Stefano de Fazi. In quel periodo sognavo di comprarmi una Leica R6.2, oppure una Nikon F3 con mirino a pozzetto DW4. Ma, la condizione di studente mi permise di comprarmi l’attrezzatura solo sulle bancarelle dei polacchi che venivano a cercare fortuna in Italia dopo la caduta del Muro di Berlino. Presi una Zenith 122, un Helios 58mm f/2.8 ed un Seimar 135mm f/2.8. Non avevo né il reticolo illuminato, né i motori della montatura quindi inseguivo a mano inseguendo grossolanamente sui dischi di Airy fortemente sfuocati e tangenti ai bordi del campo del’oculare. In seguito, durante il servizio di leva, riuscii a mettermi da parte i soldi per motorizzare la montatura Super Polaris e per comprarmi un reticolo luminoso, quindi ottenni migliori risultati con inseguimenti più precisi. A questo punto conobbi la mia fidanzata Andreina Ricco, con la quale iniziai a condividere la passione per la fotografia astronomica. Lei mi regalò il libro “Fotografia astronomica” di Walter Ferreri (1994, 4^ Ed., Il Castello, Milano) che mi aiutò a formarmi tecnicamente. Successivamente riuscimmo a passare ad un corredo superiore composto dalla mitica Yashica Fx3 Super 2000 ed ottiche più pregiate. Io e Andreina iniziammo a dare la caccia al raggio verde: dopo molti rullini buttati e decine di appostamenti riuscimmo sia a fotografarlo, sia a stimare empiricamente la sua “brillanza”. Questo risultato ci avvalse la prima pubblicazione internazionale che avvenne anni dopo su Sky&Telescope. Successivamente Astronomy Now selezionò un altro nostro raggio verde tra i migliori 10 scatti del 2005 e lo pubblicò nel suo “2006 Yearbook”. Nel 2000 iniziai a lavorare arruolandomi nell’Aeronautica Militare come controllore del traffico aereo e quindi decisi di passare a strumentazione superiore: prendemmo uno scanner Nikon VED da 4000dpi a 14bit per elaborare al meglio le diapositive, la Reflex Canon EOS 30E ed un parco ottico Canon EF professionale cha va dal fish eye fino all’EF 300L f/4 IS. Riteniamo che le migliori ottiche del corredo siano il EF 70-200 f/2.8L II Is, il quale presenta una incisione senza eguali, ed il EF 14 f/2.8L II. Abbiamo avuto la fortuna di provare anche il nuovo EF 50 f/1.2L constatando una qualità imbarazzante sotto tutti gli aspetti, eccetto l’aberrazione cromatica. Decidemmo di non cambiare il telescopio, ma d’investire le finanze disponibili solo nel corredo fotografico perché ritenevamo che la sola montatura Super Polaris potesse essere all’altezza, inoltre stava nascendo anche la passione per la fotografia meteorologica e naturalistica e quindi avevamo bisogno di buoni obiettivi più che di un telescopio nuovo. Nel percorso di crescita fotografica, questa scelta fu vincente perché permise di ottenere ottimi risultati in tutti i campi d’applicazione. In quel periodo usavamo solo le Kodak E200 per gli astri (tirata a 640Iso ed abbinata al filtro IDAS LPS) e la Fuji Velvia 50 per tutto il resto. Attualmente fotografiamo con una Canon Eos 5D MkIII che troviamo fantastica sotto tutti gli aspetti. Nel 2004 prendemmo un maksutov Skywatcher Mc127 dalle prestazioni più che discrete da usare come soptingscope. Lo scorso Luglio, dopo 17 anni, abbiamo deciso di sostituire lo storico Vixen 100RS SP con uno stupendo Takahashi TOA130S. Usiamo oculari Pentax XW ed Explore Scientific con FOV da 100.

Nella nostra continua ricerca artistica cerchiamo di creare un’immagine creativa, equilibrata ed armoniosa. Scegliere una inquadratura, piuttosto che un’altra, significa, per noi, poter esprimere la nostra intima interpretazione. Quando riprendiamo il Cielo, noi ritraiamo noi stessi, o almeno ciò che noi vediamo del contesto rapportato al nostro io. La tecnica fotografica ci fornisce la capacità di estrarre il magico mondo che portiamo dentro. Non viviamo la fotografia come un campo di sfida in cui vince che raggiunge la risoluzione dell’ottica o supera la magnitudine limite: abbiamo sempre visto la tecnica fotografica solo come una dimensione culturale, e come nelle arti, ci siamo posti al centro dell’universo rappresentativo: testimoni ed interpreti delle bellezze osservate. Noi cerchiamo di comporre l’immagine dando una struttura all’inquadratura tale da permettere alla foto di raccontare più di quanto si possa semplicemente vedere. Quando mettiamo l’occhio dietro la reflex cerchiamo di trasmettere le sensazioni con il linguaggio della fotografia: una buona foto deve far pensare oppure sognare. Per riuscirci si deve essere in grado di riconoscere i fenomeni celesti con le loro effemeridi e saperli inserire con armonia nel fotogramma. Spesso ci contattano per avere consigli su come iniziare l’astrofotografia e poi si scopre che l’interlocutore non consoce nemmeno le costellazioni! Secondo noi, non si può fotografare un fenomeno se non lo si conosce a fondo e non risuoni nell’animo, facendolo vibrare, perché la foto è il frutto di sensazioni intime. Ai neofiti consiglio inizialmente di imparare a conoscere il cielo e poi di avvicinarsi all’astrofotografia semplicemente con una reflex ed un buon treppiede fotografico.

Attualmente la letteratura astrofotografia tende a classificare le foto in soli tre campi: deepsky (CCD), deepsky wild field (Reflex digitali) e sistema solare (HiRes con webcam o CCD), questa è una classificazione puramente tecnica che divide le foto solo in base alla tecnica di ripresa. Questa nomenclatura rischia di escludere l’astrofotografia come arte, ovvero quelle foto che esprimono gli stati d’animo degli artisti. Esistono infatti bellissime astrofotografie escluse, come: notturni, tramonti con il sole in posizioni archeologicamente rilevanti, stelle su castelli, chiese e alberi …. Non neghiamo che si possa esprimere se stessi anche nello scegliere un algoritmo di elaborazione rispetto ad un altro, ma riteniamo che sia molto più creativo manifestare la sensibilità artistica nella scelta di scenari ed inquadrature più o meno esotiche. Ad esempio un profilo scuro in primo piano può esaltare lo sfondo del cielo per dare forza e contrasto al fenomeno astronomico, oppure inserire un elemento di paragone, che controbilanci il fenomeno astronomico, può valorizzare molto gli astri.