Dicono delle nostre foto:
“Estremamente suggestive le congiunzioni di pianeti sopra i resti dell'antica Roma: il cielo, sconfinato e maestoso, incombe su ciò che è simbolo della caducità dell'uomo e lo ammonisce a ponderare dimensioni temporali meno effimere, dimensioni spaziali meno anguste. E' un richiamo a confrontarci con la storia dell'Universo e a riconoscerci in essa”
(Corrado Lamberti, astronomo e direttore de Le Stelle)
"Luce astrale come pennello fotografico" sembra solo una bella frase, finché non si arriva al cospetto delle foto di Meniero e Ricco, e allora ci si accorge non solo che questo "pennello" esiste, ma anche che Marco e Andreina lo sanno usare bene. Non è però un freddo strumento tecnico, è davvero una finestra aperta ad incontrare emozioni; la tecnica serve, ma senza il cuore è poca cosa!
(Paolo Sottocorona, meteorologo e conduttore televisivo – La7)
La fotografia per noi:
Nel nostro “lavoro” abbiamo sempre tenuto conto dei seguenti aspetti:
- La tecnica che permette di sfruttare al massimo le possibilità della propria strumentazione
- La creatività che consente, invece, di rivelare l’abilità ed il sentimento personale, nell’atto espressivo
Nella nostra continua ricerca artistica cerchiamo di creare un’immagine creativa, equilibrata ed armoniosa. Scegliere una inquadratura, piuttosto che un’altra, significa, per noi, poter esprimere la nostra intima interpretazione. Quando riprendiamo il Cielo, noi ritraiamo noi stessi, o almeno ciò che noi vediamo del contesto rapportato al nostro io. La tecnica fotografica ci fornisce la capacità di estrarre il magico mondo che portiamo dentro. Non viviamo la fotografia come un campo di sfida in cui vince che raggiunge la risoluzione dell’ottica o supera la magnitudine limite: abbiamo sempre visto la tecnica fotografica solo come una dimensione culturale, e come nelle arti, ci siamo posti al centro dell’universo rappresentativo: testimoni ed interpreti delle bellezze osservate. Noi cerchiamo di comporre l’immagine dando una struttura all’inquadratura tale da permettere alla foto di raccontare più di quanto si possa semplicemente vedere. Quando mettiamo l’occhio dietro la reflex cerchiamo di trasmettere le sensazioni con il linguaggio della fotografia: una buona foto deve far pensare oppure sognare. Per riuscirci si deve essere in grado di riconoscere i fenomeni celesti con le loro effemeridi e saperli inserire con armonia nel fotogramma. Spesso ci contattano per avere consigli su come iniziare l’astrofotografia e poi si scopre che l’interlocutore non consoce nemmeno le costellazioni! Secondo noi, non si può fotografare un fenomeno se non lo si conosce a fondo e non risuoni nell’animo, facendolo vibrare, perché la foto è il frutto di sensazioni intime. Ai neofiti consiglio inizialmente di imparare a conoscere il cielo e poi di avvicinarsi all’astrofotografia semplicemente con una reflex ed un buon treppiede fotografico.
Attualmente la letteratura astrofotografia tende a classificare le foto in soli tre campi: deepsky (CCD), deepsky wild field (Reflex digitali) e sistema solare (HiRes con webcam o CCD), questa è una classificazione puramente tecnica che divide le foto solo in base alla tecnica di ripresa. Questa nomenclatura rischia di escludere l’astrofotografia come arte, ovvero quelle foto che esprimono gli stati d’animo degli artisti. Esistono infatti bellissime astrofotografie escluse, come: notturni, tramonti con il sole in posizioni archeologicamente rilevanti, stelle su castelli, chiese e alberi …. Non neghiamo che si possa esprimere se stessi anche nello scegliere un algoritmo di elaborazione rispetto ad un altro, ma riteniamo che sia molto più creativo manifestare la sensibilità artistica nella scelta di scenari ed inquadrature più o meno esotiche. Ad esempio un profilo scuro in primo piano può esaltare lo sfondo del cielo per dare forza e contrasto al fenomeno astronomico, oppure inserire un elemento di paragone, che controbilanci il fenomeno astronomico, può valorizzare molto gli astri.